Google Ads Specialist, Intervista a Valerio Celletti

Valerio Celletti

Torniamo a parlare di Google Ads e del ruolo del ppc specialist, oggi ospitiamo Valerio Celletti, Consulente e formatore di Google Ads, cofondatore dell’agenzia Loop e community manager di Marketers. Partiamo subito con la prima domanda:

Google Ads è una piattaforma di advertising estremamente vasta e complessa, all’interno della quale è possibile lavorare su canali molto diversi (risultati delle ricerche, portali, app, canali Youtube, ecc.) e per obiettivi altrettanto variegati (Awareness e performance in tutte le fasi del funnel), secondo la tua esperienza è possibile lavorare come freelance e coprire tutti questi ambiti per “vendersi” come Google Ads specialist a 360 gradi garantendo un buon livello di qualità?

Google Ads è cresciuto per sedimentazione fino a raggiungere un discreto livello di complessità. A mio avviso uno specialist dovrebbe saper padroneggiare piuttosto bene tutti gli strumenti che offre. Un bravo freelancer dovrebbe perseguire il classico T-Shaped Model rispetto alle proprie competenze: una certa ampiezza come ventaglio di competenze (copywriting, digital analytics, landing page, persuasione, vendita dovrebbero essere presenti nella “cassetta degli attrezzi” di un bravo professionista PPC) e se possibile focalizzarsi su un ambito molto più specifico (in Loop è venuto quasi naturale individuare colleghi con maggiore inclinazione e capacità sugli eCommerce ed altri più verticali sulla Lead Generation, ad esempio). In generale non credo che in Italia sia ancora necessaria una così forte atomizzazione della nostra professione, ma in mercati professionali più maturi mi sembra che già sia una tendenza lavorare su verticali molto specifici (es. ho avuto modo di collaborare con un collega che lavorava esclusivamente sul PPC per studi dentistici).

Grazie Valerio per questi esempi che sono molto chiari, concordo con te che specializzarsi e mantenere una visione d’insieme sia fondamentale. Per quanto riguarda invece la verticalizzazione su un unico settore di business la cosa mi lascia perplesso, non tanto per la paura di ridurre il bacino di clienti (penso a quanto appreso nel libro Zero Concorrenti di Marco De Veglia), quanto per un eventuale problema di “conflitto di interessi”, mi spiego: chi fa pay per click deve sostanzialmente “vincere un’asta” tra vari competitor e questo può diventare un problema se tra loro ci sono più player gestiti dallo stesso consulente, cosa ne pensi?

Modello asta Google Ads

Ottima osservazione. In questo caso mi appellerei all’etica: io sinceramente ho sempre evitato, per rispetto dei miei clienti, di avere due clienti sul medesimo verticale e/o sulla stessa area geografica. In questo caso credo debba prevalere il buon senso. D’altro canto mi è capitato di firmare accordi di esclusiva rispetto ad alcuni verticali in Italia – richiesta legittima, ma non sempre percorribile, anche semplicemente per motivi economici.

Chiarissimo. Tornando al tema della specializzazione del consulente Google Ads, solitamente chi cerca un PPC specialist immagina una figura tecnica che conosca alla perfezione il funzionamento della piattaforma, ma Google Ads è solo uno strumento parte di una strategia di web marketing che senza uno studio preliminare difficilmente genera risultati. Secondo te nel panorama attuale dei freelance italiani ci sono le competenze giuste per gestire in autonomia un progetto e portarlo al successo?

A mio modesto parere sì. Dobbiamo ragionare su un mercato globale e alla possibilità di accedere a un’offerta di formazione estremamente ampia, soprattutto in inglese. In Italia – me ne accorgo dalla community che gestisco, Google Advanced – ci sono ottimi professionisti e ottime agenzie, che con le dovute precauzioni in molti casi non hanno nulla da invidiare a mercati più maturi.

Un collega di grandissima esperienza e anni di militanza nel marketing italiano ebbe a dire che i professionisti italiani lavorano anche in condizioni peggiori (budget più piccoli, domanda interna limitata, minore predisposizione al commercio elettronico, minore alfabetizzazione informatica), quindi devono spesso “aguzzare l’ingegno” molto più dei loro omologhi statunitensi ad esempio. Il rovescio della medaglia dello scenario italiano attuale è un grandissimo numero di improvvisati – probabilmente un effetto dovuto alla relativa “attrattività” delle professioni digitali. Ma credo che sia una fase di espansione, quindi transitoria.

Ottime agenzie e ottimi professionisti ma non sempre il risultato è garantito, non so come la pensi tu ma per me le campagne Google Ads (come probabilmente un po’ tutte le campagne pubblicitarie) devono essere sempre validate sul campo e riuscire a convertire non è mai scontato… ovviamente non esiste una “formula magica” e non sempre le stesse strategie funzionano su clienti diversi (anche nello stesso settore). Come deve comportarsi un buon consulente quando non raggiunge gli obiettivi? Come gestire la crisi con il cliente che si lamenta perchè non ha risultati?

Assolutamente d’accordo: non esistono formule magiche. Il bravo consulente a mio avviso prova a dare aspettative realistiche rispetto ai risultati possibili, e segnala tempestivamente problemi ed aree di miglioramento. Le campagne advertising sono solo una componente del successo o insuccesso di un progetto: bisogna cercare di isolare i fattori che concorrono ai risultati per cercare di capire cosa ha funzionato o non ha funzionato. E’ necessaria però costante e completa trasparenza su quello che sta succedendo, pazienza nell’educare rispetto al proprio lavoro ed etica nel non proporre soluzioni impossibili. Il bravo advertiser è sempre più un bravo consulente a 360 gradi: dove non può intervenire direttamente dovrebbe se non altro far suonare l’allarme.

il bravo advertiser è ormai un maestro (rispetto alla comprensione e all’insegnamento all’algoritmo), un pilota (in grado di tenere la rotta giusta rispetto alla gestione delle campagne) e un dottore (in grado di prevenire e curare problemi con competenza)

Frederick Vallaeys

Mi piace molto l’immagine che ha portato Frederick Vallaeys nel suo libro “Digital Marketing in an AI World: Future proofing Your PPC Agency“: il bravo advertiser è ormai un maestro (rispetto alla comprensione e all’insegnamento all’algoritmo), un pilota (in grado di tenere la rotta giusta rispetto alla gestione delle campagne) e un dottore (in grado di prevenire e curare problemi con competenza). In caso di crisi cercherei di capire tutti i fattori che hanno prodotto risultati sotto le aspettative e valutare correttamente i pesi specifici dei diversi fattori.

Vedo dal tuo profilo LinkedIn che sei “UpWork Top Rated Freelancer”, complimenti! Cosa ne pensi di queste piattaforme dalle quali Link2Me ha preso ispirazione? Pensi che in Italia il mercato sia abbastanza maturo per l’utilizzo di questi marketplace o per nostra natura preferiamo ancora affidarci al passaparola e all’amico dell’amico?

Upwork è stato di capitale importanza per il mio percorso da freelancer – mi ha permesso di validare la mia professionalità sul mercato e creare una massa critica di clienti per poter rendere l’attività sostenibile in fase iniziale. Credo che il networking ancora abbia un ruolo fondamentale, ma piattaforme come Link2Me e Upwork cresceranno sempre di più e andranno a premiare i professionisti migliori su scala globale. Una piccola vittoria della meritocrazia, diciamo così 🙂

Network freelance

Mi auguro che tu abbia ragione! Oltre che freelancer sei anche co-fondatore di un’agenzia quindi conosci bene entrambi i lati della medaglia. Parlaci della filosofia alla base di Loop e di quando conviene ad un’azienda affidarsi a un freelance o un gruppo strutturato.

A mio avviso oggi la gestione di un progetto non dovrebbe avvenire a compartimenti stagni: il limite del freelance “verticale” è appunto la limitatezza dell’ambito in cui, pur bene, può operare. Posso saper creare una landing e tracciare correttamente le conversioni e creare ottime campagne, ma spesso le esigenze sono più ampie. Loop nasce come team di freelance molto verticali e con un buon track record nei propri ambiti. In questo modo si riesce a lavorare su tutti gli aspetti di un progetto potendo contare sulle migliore risorse disponibili. Analogamente, creare un gruppo strutturato presenta due rischi: uno è legato al fatto che un team non è solo una sommatoria di professionisti, ma necessita un po’ di affiatamento, di ‘compatibilità’; per lo stesso motivo all’aumentare della complessità servono anche figure di raccordo, come un project manager.

Ultima domanda, riguardo al tuo ruolo in Marketers, che è la community online dove ho avuto modo di conoscerti, cosa rappresenta per te e cosa ti ha insegnato che pensi valga la pena condividere con i professionisti all’ascolto?

Sono stato innamorato di Marketers prima di entrarvi come docente. Mi è sempre piaciuto l’aspetto collaborativo: sia online che nelle microcommunity locali ho sempre trovato persone che volevano migliorarsi, imparare, e che non volevano nascondere nessun segreto del mestiere. Marketers è molto cresciuta, ma credo che abbia mantenuto intatto lo spirito iniziale: è stato ed è un posto in cui trovo stimoli come persona e come professionista. La cosa che Marketers può insegnare è una certa “apertura mentale“: persone da tutta Italia, con vissuti molto diversi, di tutte le età che cercano di progredire sia sul lato tecnico che sul lato personale.

Ringrazio Valerio per questa piacevolissima chiacchierata, se non fossi anch’io un consulente Google Ads sarebbe il primo a cui affidare le mie campagne!

Autore: Jacopo Modesti

Ideatore di Link2me.it, consulente web marketing freelance dal 2001. Triatleta nel poco tempo che gli rimane tra le due cose che ama di più, la famiglia e il lavoro.