Facebook Ads, intervista a Francesco Agostinis

Francesco Agostinis

Oggi torniamo a parlare di pubblicità su Facebook e lo facciamo con Francesco Agostinis, digital marketer particolarmente esperto in Facebok Ads, che abbiamo avuto modo di ascoltare recentemente durante un webinar firmato SeoZoom. Cinque domande per capire quali sono le potenzialità di questo strumento all’inizio del 2020 e come usarlo nelle nostre strategie digitali.

  • L’ecosistema Facebook (Facebook, Instagram, Messenger e Whatsapp) sta diventando una piattaforma sempre più variegata per intercettare il giusto target di ogni campagna pubblicitaria, lavorando in settori diversi quali sono quelli in cui riscontri maggiori risultati e quali invece quelli che faticano a sfruttare a pieno le potenzialità di Facebook Ads?

Tutti i settori e tutti i business dove c’è potenzialità di lavorare sulla domanda latente, sono ottimali per Facebook.
A livello locale, ad esempio, si possono spingere la maggior parte delle attività.
Gli unici due casi nei quali non ha molto senso l’utilizzo di queste piattaforme sono:

  1. margini molto bassi che le rendano antieconomiche (es. marketplace con modello wholesale)
  2. La domanda è completamente consapevole (es. mi serve un fabbro per aprire una serratura, tranne il caso in cui questo non utilizzi Messenger per gestire una parte della richiesta).
  • I social network, come anche la rete display di Google, vengono utilizzati prevalentemente nelle fasi upper-funnel di brand awareness dove la domanda dell’utente è latente, l’evoluzione costante di Facebook Ads lo rende oggi uno strumento utile anche nelle fasi più basse della customer journey, secondo la tua esperienza quali sono le migliori opportunità in questa fase?

Le migliori opportunità sono date dal remarketing dinamico e da azioni di segmentazione avanzate delle audience, sono funzioni abbastanza semplici da implementare a livello tecnico, non così banali a livello strategico però.
In ogni caso, definire Facebook non full funnel, nel 2020, è un grave errore a mio avviso.

Pubblicità Facebook Ads in modalità remarketing
  • Sappiamo che alla base della buona riuscita di una campagna c’è l’analisi e la strategia iniziale, quanto conta su Facebook Ads la qualità dei contenuti pubblicitari? Mi riferisco alle creatività grafiche, al copy degli annunci e alle giuste “call-to-action”, rispetto ad altri aspetti come pubblici target e impostazioni tecniche?

Conta come gli altri fattori.
Devi fare creatività impattanti e adatte al pubblico che vuoi raggiungere, quindi lo devi aver definito e studiato e poi potrai dire di poter far si che interagisca con i tuoi annunci.
E’ di fatto una rete display, quindi prima si capisce a chi parlare e dove, e poi come, secondo me.

  • Fare pubblicità su Facebook sembra piuttosto facile, il sistema guida anche l’utente più inesperto nella creazione di campagne, gruppi di annunci e inserzioni. Quali sono le insidie che si nascondono? Ci sapresti fare una lista di errori da non commettere per chi non ha esperienza e tende a fidarsi dei suggerimenti del business manager?

Partiamo dal fatto che non è facile per niente e chi dice questo verosimilmente non sa di che parla.
Cliccare sui bottoni è facile, sapere perchè e quando cliccare proprio no.
Detto questo, fidarsi di Facebook è (quasi) sempre errato.
E’ un’azienda, non una onlus, quindi fa i suoi interessi e non i tuoi.
In ogni caso:

  1. bisogna conoscere bene gli obiettivi delle campagne
  2. Dobbiamo conoscere tutte le opzioni di targeting
  3. Bisogna saper scrivere e saper creare grafiche che attirino l’attenzione.
    Se queste 3 parti sono gestite correttamente, non si commettono errori.
  • Viviamo nell’era del “data driven“, su Facebook non mancano gli strumenti per monitorare correttamente le azioni degli utenti, sia per le pagine aziendali che sul sito web attraverso il pixel. I marketers sono abituati ad utilizzare Google Analytics, cosa ci dicono in più Facebook Analytics e Facebook Attribution?

Analytics ci permette di capire cosa succede all’interno di Facebook e di collegarlo a cosa succede all’esterno.
Ad esempio capire quante persone hanno messo like e poi acquistato un prodotto.
Inoltre, ha un utilizzo molto semplice e intuitivo.
Attribution invece ha il vantaggio di poter gestire bene l’attribuzione delle conversioni, sebbene come sempre ci sia un errore alla base, nel senso che noi vediamo cosa fanno le persone, ma non potremo mai capire perchè lo fanno.

  • Ringraziamo Francesco Agostinis per il tempo che ci ha dedicato e per le risposte alle nostre domande. Se hai ulteriori domande puoi contattare Francesco a questo indirizzo o sulla sua pagina LinkedIn.

Autore: Jacopo Modesti

Ideatore di Link2me.it, consulente web marketing freelance dal 2001. Triatleta nel poco tempo che gli rimane tra le due cose che ama di più, la famiglia e il lavoro.