Intervista ad Anna Soru, presidente di ACTA.

ACTAOggi intervistiamo Anna Soru, presidente di ACTA, (Associazione Consulenti Terziario Avanzato) per conoscere gli obbiettivi e i successi di un’associazione che vuole rappresentare quel mondo del lavoro autonomo di cui fa parte la maggior parte dei professionisti presenti su link2me.it.

ACTA è stata fondata nel 2004 e per prima si è rivolta a lavoratori autonomi come formatori, ricercatori, informatici, creativi e consulenti operanti al di fuori di Ordini e Albi professionali. Noi di link2me riteniamo questa iniziativa molto utile, cerchiamo di capirne di più:

Quali sono gli obbiettivi dell’associazione?

Acta è nata per dare rappresentanza ai freelance, a tutti quei professionisti dell’ICT, della comunicazione, del design, della consulenza, che offrono flessibilità, conoscenze, innovazione alle imprese ed alla PA.

Il primo obiettivo è far sapere che esistiamo, che siamo in crescita (ci consideriamo il lavoro del futuro) e che siamo diversi da come spesso veniamo raffigurati. Nell’immaginario collettivo siamo evasori, ma chi lavora per le imprese e la Pubblica Amministrazione non ha possibilità di evasione: se non si emette fattura non si è pagati.

La realtà è che siamo gravati da una pressione fiscale previdenziale altissima, analoga a quella dei dipendenti, ma senza le tutele dei dipendenti, e quindi totalmente ingiustificata. Ad esempio il reddito di un professionista che ha fatturato 40.000 euro in un anno al netto di contributi Irpef e addizionale regionale è 21.900 euro, quello di un dipendente che costa all’impresa 40.000 euro è 21.700 euro. Sostanzialmente uguale. La differenza è che il dipendente ha un sistema di tutele che il freelance non ha, quali la tutela dalla disoccupazione, dalla malattia (in teoria anche il freelance ha una tutela della malattia ma solo a certe condizioni e comunque è irrisoria) e dall’infortunio.

Allo stesso tempo i freelance sono esclusi dagli incentivi tradizionalmente a disposizione delle imprese.

Un secondo obiettivo è quindi quello di cambiare queste condizioni per renderle più eque ed equilibrate, o con una riduzione della pressione fiscale-previdenziale, o con un ampliamento delle tutele.

Dal 2004 ad oggi, cosa è stato ottenuto?

Molto abbiamo ottenuto sul primo fronte. In tanti oggi si sono resi conto che non siamo evasori, ma solo lavoratori che per scelta o per mancanza di alternative hanno una modalità diversa di lavorare, in certi casi più gratificante, in genere più rischiosa e complessa perché oltre allo svolgimento della professione richiede una serie di altre attività, che vanno dalla comunicazione al marketing, dalla negoziazione all’amministrazione.

Con riferimento agli aspetti fiscali e contributivi, per due anni consecutivi siamo riusciti a bloccare l’aumento dei contributi previdenziali degli iscritti alla gestione separata INPS. La prima volta grazie ad un fax bombing alla commissione alla camera con cui abbiamo ottenuto una audizione e quindi un rinvio dell’aumento, la seconda volta con una raccolta firme e con un appello presentato congiuntamente ad altre associazioni e sindacati.

Infine, sul tema welfare, in seguito ad una nostra azione (una raccolta firme), l’INPS ha avviato il pagamento dei congedi parentali e della malattia domiciliare, introdotti dal decreto Salva Italia, ma di fatto bloccati.

Per cosa si batterà in questo anno cruciale per le riforme del paese?

Siamo impegnati su più fronti. Siamo stati i primi a protestare contro l’iniquità di un alleggerimento Irpef riservato ai soli dipendenti; il Ministro del Consiglio ha promesso di intervenire anche a favore degli autonomi, staremo a vedere.

Abbiamo consegnato a rappresentanti del governo le nostre richieste relative al fisco, in vista di quanto verrà deciso con la delega fiscale.

Insieme a Daniela Fregosi, abbiamo avviato una raccolta firme per cambiare le norme sulla malattia, per ottenere che i soldi che versiamo per l’assistenza (lo 0,72% dell’imponibile) siano pienamente utilizzati a nostro favore (attualmente meno della metà ci viene restituito sotto forma di indennità assistenziali, il resto sparisce nel gran calderone dell’INPS).

Per il terzo anno consecutivo agiremo per bloccare l’aumento dei contributi pensionistici, attualmente al 27%, già così superiori a quanto versati da tutti gli altri lavoratori (il 33% dei dipendenti è calcolato sul reddito lordo, se consideriamo anche i costi a carico del datore di lavoro e quindi rapportiamo i versamenti contributivi al costo complessivo del lavoro il carico pensionistico di un dipendente è inferiore al 26%).

La nostra attività è anche internazionale, sia per favorire il confronto, sia per agire nei confronti delle autorità sovranazionali, in primis l’Unione Europea. Abbiamo partecipato alla fondazione di un network europeo (Efip) e abbiamo un gemellaggio con la più grande associazione americana di freelance, la Freelance Union.

Oltre ad aderire, come è possibile aiutare ACTA a far valere i nostri interessi?

Sono tanti i modi con cui si può contribuire, con la diffusione (il passa-parola è molto efficace), con la partecipazione alle attività di comunicazione sui social media (oltre che con il nostro sito, siamo attivi su facebook, twitter, linkedin, google + …), con un impegno sul proprio territorio (abbiamo un gruppo a Milano, Roma, Toscana, Torino e stanno partendo sezioni territoriali a Verona, Palermo e Napoli), impegno che deve essere definito di volta in volta, sulla base delle attitudini disponibilità dei singoli e di quanto è già presente o potenzialmente presente nelle diverse zone del paese.

Ringrazio Anna Soru per la disponibilità e invito tutti gli interessati a consultare il sito di riferimento dell’associazione per ulteriori informazioni ed adesioni: http://www.actainrete.it/