Intervista a Gianluca Ciralli, consulente e startupper.

Gianluca CiralliCiao Gianluca, guardando il tuo profilo vedo che hai una lunga esperienza nel campo web, dal tuo cv si evince che hai competenze diverse, dal desinger al programmatore per finire al SEO/SEM, maturate in aziende importanti… oggi che sei freelance riesci a coprire tutti questi ruoli?

Ciao Jacopo, ti rispondo premettendo che in realtà il mio status di freelance è solo “accessorio” nel senso che dedico poco tempo a questa attività, poiché sono prima di tutto un imprenditore, o meglio uno startupper considerata la natura delle attività imprenditoriali che sto portando avanti in questo momento. Al di là di questo, comunque, da freelance non posso certamente coprire tutti i ruoli che ho avuto in passato in azienda, pertanto prediligo alcune attività, specialmente nell’ambito del marketing online o della definizione di Web Application (user experience specialmente), che restano una passione e stimolano la mia creatività. Valuto poi naturalmente caso per caso altre richieste, ma devo dirti la verità: sono abbastanza “selettivo” e se il progetto non mi piace dico facilmente di no 😉 Devo ammettere che il vantaggio di restare anche un po’ freelance è sicuramente quello di avere una vista privilegiata sulle idee altrui e sul modo di operare di altre realtà, e dunque un’apertura alla contaminazione e agli spunti che possono essere la base su cui costruire partnership aziendali o nuove attività imprenditoriali.

Riuscire a selezionare i propri clienti e a saper dire no è a mio avviso una delle conquiste a cui un freelance deve puntare con decisione, anche in un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo. Ma come fai a selezionare un progetto? Quali sono i fattori che consideri per accettare o meno un lavoro?

Fattore chiave nell’accettazione del progetto è per me innanzitutto la solvibilità del cliente, poiché non ho né voglia né tempo da dedicare al recupero crediti, quindi escludo a priori chiunque non sia affidabile sin dall’inizio. E ho un metodo infallibile per saggiare la bontà del cliente da questo punto di vista: chiedere subito almeno il 50% di anticipo. Molti si autoescludono già in questa fase, come puoi immaginare, ma va bene così: zero stress e molto tempo risparmiato, su tutti i fronti. Subito dopo, in ordine di importanza, considero l’ampiezza del progetto: i progetti troppo piccoli non vanno bene per me, perché per quanto piccolo qualunque intervento richiede un tempo di analisi che non è ammortizzabile su piccoli budget. D’altra parte non prendo in considerazione progetti di durata superiore alle 3/4 settimane, poiché troppo impegnativi per il tempo che ho oggi a disposizione. Faccio qualche esempio, per essere concreto. Sì alle campagne di marketing (adwords, social, display advertising, email), a interventi di ottimizzazione (es. landing page, miglioramento del conversion rate su obiettivi specifici), sì alla definizione di siti web e ecommerce di piccole dimensioni basati su CMS come WordPress e Magento. No invece a interventi su piattaforme custom o progetti di lunga durata, che richiedono un supporto continuo e hanno tipicamente una coda lunga di attività di testing e debugging. Altro criterio per me imprescindibile è infine la disponibilità del cliente a lavorare da remoto. Non incontro mai i clienti dal vivo, troppo tempo perso per entrambi. Sono sempre sufficienti, e a mio giudizio più efficaci, le specifiche inviate via email e le conversazioni via skype con eventuale condivisione degli schermi.

Dalla tua risposta emerge una certa sicurezza e determinazione nel tuo carattere, doti imprescindibili per un buon imprenditore. Hai accennato al fatto che sei uno “startupper”, parlaci dei tuoi progetti e spiegaci cosa ne pensi del mondo start-up in Italia.

Sì sono uno startupper nel senso che ho fondato, nel 2012, una startup che è tuttora la mia principale occupazione. Nata con il prodotto Commercialista.com, al quale da poco abbiamo affiancato anche l’omologo sito per avvocati, QuiAvvocato.com, la piattaforma che abbiamo sviluppato è un sistema di matching tra domanda e offerta della consulenza professionale. Nel caso specifico abbiamo cominciato con commercialisti e avvocati che sono due categorie per le quali era piuttosto difficile, prima di noi almeno, reperire contatti e avere proposte se non tramite passaparola. Noi abbiamo semplicemente digitalizzato il processo, e reso più facile per gli utenti finali cercare un professionista, e per i professionisti trovare nuovi clienti.

Sul mondo delle start-up in Italia credo ci sia un po’ troppo hype in questo momento, e un facile entusiasmo che cavalca l’onda dei media, spesso senza vera sostanza alla base dei progetti nascenti. Penso che la cultura delle startup debba maturare ancora molto in Italia, e debba divenire un passaggio scontato per l’innovazione e lo sviluppo del Paese, trasformandosi però da fenomeno mediatico in vero e proprio modus operandi. Molto si può fare per semplificare l’accesso all’imprenditoria, secondo me, a cominciare dall’eliminazione di tutta la burocrazia a corredo (non una parte, intendo dire “tutta”) e da una diminuzione del numero e dell’entità delle imposte che oggi gravano su imprese e lavoro, e che sono tutt’altro che incentivanti per gli imprenditori e per eventuali investitori. Ma questo è un discorso più ampio che lascio ad altri salotti…

Sicuramente la burocrazia e la pressione fiscale sono grossi limiti per chi fa impresa in Italia, si parla tanto di “fuga di cervelli”, hai mai pensato di spostarti all’estero? Nel ringraziarti per questa intervista ti saluto chiedendoti quali sono i tuoi progetti per il futuro.

In realtà ci penso spesso, ma alla fine mi convinco che è qui che voglio stare: la qualità della vita in Italia è invidiata in tutto il mondo, e io sono dello stesso parere 🙂

Ovviamente le condizioni economiche del Paese sono tutte da ripensare, ma sono ottimista e credo nel cambiamento, anche a breve.
Progetti per il futuro sono oggi continuare a creare prodotti che siano utili alle persone, e che possano risolvere problemi molto concreti. D’altra parte mettere a disposizione di altre aziende l’esperienza finora acquisita, come consulente, è sicuramente un plus, a cui non mi sento di voler rinunciare del tutto: il confronto è sempre utile e c’è sicuramente qualcuno che può fare un uso diverso della mia conoscenza, cosa che mi piace continuare a scoprire.

Ringrazio Gianluca Ciralli per questa chiacchierata, sono sicuro che alcuni passaggi possano essere di ispirazione a molti freelance e aspiranti startupper presenti su link2me.